Artigiani: scomparse 6.500 aziende in sei mesi.

Nonostante i dati promettessero qualcosa di più roseo, il 2019 è per ora stato un anno pessimo per gli artigiani. Nei primi sei mesi dell’anno in corso, infatti, sono scomparse circa 6.500 aziende in Italia e la tendenza per il secondo semestre non promette nulla di buono.

chiusura azienda

Secondo la CGIA di Mestre, infatti, l’Iva, il calo dei consumi, le tasse sempre più opprimenti e i costi degli affitti sempre più insostenibili hanno portato gli artigiani a dover chiudere le loro attività.

Secondo i dati forniti dalla CGIA, infatti, tutte le regioni italiane si sono ritrovate con aziende chiuse: l’Emilia Romagna ha perso 761 attività, la Sicilia 700 ed in Veneto ben 629. L’unica regione italiana a non aver perso aziende, ma che anzi ne ha guadagnate è il Trentino Alto Adige.


Secondo la CGIA: “l’aumento dell’Iva è stato per ora scongiurato, ma se dovesse essere attuato nel 2020 potrebbe esserci una caduta totale delle aziende ed i numeri pessimi di quest’anno potrebbero ancora peggiorare. Uno scenario del genere potrebbe portare alla desertificazione dei piccoli borghi e dei centri storici in quanto potrebbero non essere più disponibili i classici negozi di paese, ma la gente sarà costretta a rivolgersi a supermercati e grossi centri”.

Come al solito i dati peggiori arrivano dal Sud Italia: negli ultimi dieci anni, infatti, la Sardegna ha perso il 18% delle proprie imprese artigiane, l’Abruzzo ha perso il 17,2 %, ma anche le regioni centrali non sono messe bene con l’Umbria al meno 15,3%.

La CGIA ha concluso il suo studio con delle proposte di soluzioni: “per cercare di invertire questa tendenza basterebbero pochi, ma significativi, interventi come l’alleggerimento della burocrazia, una campagna di rivalutazione del lavoro manuale ed un abbassamento generale delle imposte. Bisogna far capire alla gente l’importanza del negozio a conduzione personale o familiare, un lavoro culturale che deve contrastare l’idea degli ultimi anni che ha distrutto questo settore”.

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