Enti inutili: un pozzo senza fondo che ci costa 12 miliardi di euro l’anno.

Quante volte abbiamo parlato di “enti inutili”, dei carrozzoni burocratici che sono da sempre la più grande fonte di spreco e che, se eliminati, potrebbero restituire allo Stato numerose risorse da poter reinvestire in qualcosa di più utile.

sprechi italia

Secondo alcuni calcoli potrebbero essere addirittura 12 i miliardi di euro che potrebbero essere recuperati in caso di chiusura di tali enti inutili.

In ogni campagna elettorale possiamo sentire partiti politici parlare di tagli degli sprechi e ogni leader parla di voler chiudere i cosiddetti enti inutili. Ultimo è il caso del CNEL, forse unico punto del referendum costituzionale perso da Renzi su cui erano tutti d’accordo, ma che grazie a tale sconfitta si è ancora oggi salvato.
Anche il Governo Monti individuò circa 500 enti che potevano essere chiusi senza alcun peso e che avrebbero portato ad un risparmio annuo di 10 miliardi di euro, ma ancora oggi tali enti esistono e continuano a tirar via risorse allo Stato.


Alcune fonti di Governo hanno effettuato ancora l’analisi dei vari enti inutili e secondo tali dati la chiusura degli enti che sono attualmente considerati inutili potrebbe portare ad un risparmio di 12 o addirittura 13 miliardi di euro.

Un esempio è il caso dell’Unione Nazionale per la Lotta all’Analfabetismo. Tale ente è stato fondato nel 1947 ed aveva una sua grande utilità per un’Italia del secondo Dopoguerra, ma è ancora attivo oggi pur non svolgendo alcuna funzione o progetto. E non è l’unico esempio, altri enti come Unione italiana Tiro a Segno fino al Centro piemontese di studi africani, passando all’Istituto di sviluppo ippico per la Sicilia e a quello per la conservazione della gondola e la tutela del gondoliere a Venezia, sono ancora attivi oggi e ricevono numerosi finanziamenti per dei progetti e per pagare un personale che in realtà non svolge alcuna funzione o che in alcuni casi non hanno mai svolto.

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