Bocciata la Legge Fornero: “buco da 5 miliardi di euro”.

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Stangata per Renzi-Padoan, una stangata del valore di circa 5 miliardi, e la colpa sarebbe di Elsa Fornero e secondo certi punti di vista della Corte Costituzionale. Sostanzialmente tempo fa era stata stabilita una norma con la quale per il 2012 ed il 2013 veniva bloccato l’adeguamento al costo della vita delle pensioni di importo superiore a tre volte il minimo Inps, ma purtroppo tale norma è risultata incostituzionale. La Corte Costituzionale, nella sentenza numero 70 depositata giovedì 30 aprile di cui ne è relatore il giudice Silvana Sciarra ha affermato quanto segue:“L’interesse dei pensionati, in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio”.

L’illegittimità della norma sarebbe stata avanzata con alcune ordinanze emesse proprio dal Tribunale di Palermo sezione lavoro, la Corte dei Conti sezione giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna, la Corte dei Conti sezione giurisdizionale per la Regione Liguria. Una volta scoperto il tutto Elsa Fornero è intervenuta dichiarando: “Non fu colpa mia. Vengo rimproverata per molte cose,ma quella non fu una scelta mia, fu la cosa che mi costò di più“.La Fornero che tra l’altro ricordiamo proprio in quell’occasione aveva versato delle lacrime commuovendo tutti nel corso della conferenza stampa di presentazione del Salva Italia ha anche aggiunto:“Fu ritenuta dal governo nel suo insieme, ha detto, soprattutto da quelli che guardano ai conti, una scelta necessaria perché dava risparmi nell’immediato”.

La sentenza, intanto parla chiaro,e nello specifico ecco quanto dichiarato dalla Corte:“Deve rammentarsi che, per le modalità con cui opera il meccanismo della perequazione, ogni eventuale perdita del potere di acquisto del trattamento, anche se limitata a periodi brevi, è, per sua natura, definitiva. Le successive rivalutazioni saranno, infatti, calcolate non sul valore reale originario, bensì sull’ultimo importo nominale, che dal mancato adeguamento è già stato intaccato”. 



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